“ la scuola della Repubblica, la scuola dello Stato non è la scuola di una filosofia, di una religione, di un partito, di una setta….. E’ la scuola di tutti capace di includere, di accettare, di rispettare le differenze come patrimonio sociale e civile per il BENE di tutti.”
(Piero Calamandrei)

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mercoledì 14 ottobre 2009

Siamo tutti coinvolti...

Il dolore di una pugnalata dal Blog di Giuseppe Aragno. Uscito su "Fuoriregistro" il 6 ottobre 2009

Non so se sia vero, ma si dice che il dolore d’una pugnalata non si senta subito acuto com’è destinato a diventare dopo che la ferita è inferta. Certo è che il colpo vibrato alla schiena della scuola dall’avvocato Gelmini sul momento non è apparso devastante al personale della scuola, quanto invece intuirono che fosse gli studenti.

Un anno fa, di questi tempi – me ne ricordo bene – l’onda montante della protesta studentesca si muoveva nelle vie e nelle piazze come un corpo vivo, multicolore, forte della giovinezza e, per ciò stesso, tanto sicuro di sé quanto evidentemente solo e, paradossalmente orgoglioso d’una solitudine destinata a produrre debolezza. Un anno fa, di questi tempi, nelle scuole già ferite a morte, gli studenti erano in armi e i docenti assenti dal campo.

"Noi la crisi non la paghiamo" era lo slogan che si sentiva correre di piazza in piazza, che incendiava le università e accendeva di speranza le scuole medie superiori. Nella passione dell’autogestione gli studenti produssero analisi pregevoli, denunciarono i guasti della privatizzazione, scoprirono le mille trappole apparecchiate da un governo culturalmente indigente, politicamente reazionario, povero nel personale politico, fermo nelle pastoie della penosa vicenda giudiziaria del suo leader. Non era solo questione di moduli e maestro unico e nemmeno, come ancora in parte riteniamo, di una devastante operazione di cassa, che svuotava di risorse il pubblico per tamponare le falle aperte nel bilancio dello Stato dai costi e dalla corruttela della politica, dalle spese di guerra e dagli effetti d’una crisi del capitale di dimensioni epocali. Emergeva in tutta la sua gravità la condizione di regressione e di imbarbarimento di un Paese pronto a consegnarsi con singolare faciloneria alla xenofobia separatista e leghista, all’avventurismo del "Partito Mediaset" e al neofascismo modernizzato da Fini e Tatarella. Riemergevano la violenza politica dell’estrema destra, che giunse a schierarsi in armi a Piazza Navona, le tare d’un capitalismo nato malato, intisichito da un borghesia senza rivoluzione, intossicato dagli oscuri rapporti con la malavita organizzata, eternamente invischiato nelle pericolse relazioni massoniche tra banca, industria politica e finanza, perennemente afflitto da un’avidità di profitto pari solo alla pervicace tendenza all’evasione fiscale. Gli studenti dell’Onda l’avevano intravisto il pericolo vero che non stava solo nei tagli alla ricerca, nel licenziamento dei precari, nell’attacco ai livelli minimi di funzionalità del sistema formativo. L’avevano capito che il problema di fondo non era semplicemente quello della dottrina Gelmini sul
"sessantottismo" o di Brunetta sul "fannullonismo", ed appariva chiaro che il supplente da conservare, l’organico da preservare, gli standard minimi da tutelare sarebbero poi stati un effetto e non la causa. La dignità delle condizioni materiali del lavoratore – non solo di quello della scuola – poteva essere salvata solo a condizione di aprire uno scontro senza precedenti sui diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione repubblicana e antifascista, avendo come controparte un governo che in nessuna delle sue componenti aveva come riferimento l’Italia nata dalla Resistenza. La dignità poteva esser salvata solo a condizione di fare della scuola il perno d’una battaglia senza quartiere contro una visione nuovamente classista della società, espressa da un capitalismo costretto dalla legge del profitto a rifiutare ogni possibile mediazione. Oggi tutto è più chiaro. I precari, messi alla porta con una ferocia da prima rivoluzione industriale, sono isolati in un battaglia d’avanguardia coraggiosa ma disperata, come isolati furono gli studenti. I docenti prendono atto, registrano i danni, sono testimoni d’una Caporetto, ma ancora non saldano i ranghi, ancora non vanno a cercare i cassintegrati, i licenziati, i disoccupati e ancora non si schierano su un fronte unico con gli spezzoni dell’esercito sbandato della democrazia. E’ drammatico ascoltarne l’impotente e continuo lamento per le classi divise, l’orario spezzettato in sedi lontane e il deperimento pauroso della qualità dell’insegnamento e, nel contempo, non sentire una voce combattiva e davvero solidale coi colleghi mandati a casa, non veder balenare la lama d’un pugnale che si accinga a restituire il colpo ricevuto, non ascoltare il proclama che conduca alla guerra per la democrazia. Fuori dalla scuola, tuttavia, nelle piazze oscurate dall’informazione di regime, per fortuna si lotta ancora con coraggio. E nella lotta, com’è sempre stato nella storia dei lavoratori, emergono soluzioni, nasce una consapevolezza nuova, si individuano obiettivi, si cercano alleati. Il tre ottobre, quando una stampa spesso pavida è scesa in piazza fuori tempo, oscurando la manifestazione nazionale dei precari, ancora una
volta gli insegnati erano praticamente assenti. Come un anno fa, quando i nostri figli studenti ci chiedevano di agire e noi eravamo fermi. Eppure, davanti al Ministero da cui la Gelmini comanda le operazioni di smantellamento, Barbara, una precaria che ha cuore e testa, ci ha chiamati una volta ancora alla lotta. Val la pena di ascoltarla e riflettere. Non è retorica: il tempo comincia veramente a stringere:


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Manifesto dell'Onda Ferrara - CSU

L’Onda Ferrara (CSU, Coordinamento Studenti UniFe) nasce in risposta ai pesanti attacchi messi in atto dal governo al sistema della libera e pubblica istruzione attraverso una forma di azione che, pur non interrompendo la didattica, si basa su una mobilitazione attiva e permanente, volta in primo luogo a sensibilizzare la componente studentesca e la cittadinanza tutta.

L’Onda si configura come un movimento autonomo, in forma associativa spontanea e rivendica la propria assoluta autonomia di metodo, linguaggio e azione politica, in primo luogo dai partiti: ha scelto la via dell’autofinanziamento proprio per ribadire e rendere lampante la propria totale libertà di analisi e di critica verso l’esistente.

Il suddetto movimento, al di là delle individuali posizioni partitiche ed ideologiche, riunisce ed è aperto a:
· tutti gli studenti e i cittadini che vogliano contribuire, come singoli, al progetto educativo che li riguarda;
· le associazioni che, partendo da una comunità di intenti, vogliano supportare dall’esterno tale progetto;
· i sindacati, in quanto forme istituzionalmente riconosciute che, attraverso le loro competenze tecniche e normative, si pongano come strumento a sostegno delle istanze del movimento.

L’Onda Ferrara si riconosce nei valori costituzionali e innegabili quali:
democrazia, antifascismo, non violenza, libertà di pensiero ed espressione, laicità,multiculturalismo.

L’Onda Ferrara si riconosce nell’antifascismo quale valore fondamentale della costituzione e della società; affinché razzismo, controllo securitario, ignoranza e violenza non entrino nelle università l’Onda ripudia il fascismo, contrapponendosi a ogni forma di discriminazione o esclusione di un qualsiasi individuo dalle pratiche sociali.

L’Onda Ferrara sostiene il più ampio pluralismo; la società e le istituzioni devono infatti garantire uno spazio pubblico democratico entro cui tutti gli individui possano scambiare argomenti e attivare procedure consensuali di decisione partendo dal presupposto che le convinzioni, i valori e le fedi sono relativi a chi li professa e che nessuno può imporli agli altri. Ciò non significa certo accondiscendenza verso qualsiasi realtà o affermazione ma solo coscienza del fatto che le rispettive diversità non sono sinonimo di inferiorità sul piano morale o razionale e che nessun principio è in sé immutabile né depositario dell’unica verità.
La scelta della laicità, intrapresa dall’Onda Ferrara, è capace di proteggere la società da una totalitaria tirannia dei valori di qualcuno sugli altri e dal rischio che la pericolosa pretesa di possedere la Verità si trasformi in un’arma di sopraffazione e controllo.

Scopo principale dell’Onda Ferrara è creare un canale di dialogo, espressione di pratiche di confronto e democrazia diretta, prima ancora che con le istituzioni, con tutti i soggetti coinvolti nei vari livelli d’istruzione, per favorire un arricchimento reciproco.

Per raggiungere gli obiettivi prefissati e uscire da una stretta realtà cittadina è indispensabile il coordinamento con il movimento studentesco nazionale con cui l’Onda Ferrara deve confrontarsi.

La protesta dell’Onda Ferrara è affiancata da momenti di promozione culturale e di informazione.

Infine l’Onda Ferrara si sta organizzando per rendere effettiva e reale la rappresentanza degli studenti, affinché le voci e le istanze da presentarsi all’interno degli organi istituzionali del nostro Ateneo siano finalmente espressione delle esigenze che emergono all’interno della base studentesca.

Collocandosi all'interno di queste coordinate culturali e metodologiche l’Onda intende far suo un
metodo d'azione pienamente inclusivo e consensuale.

L’Onda Ferrara intende riunire i soggetti coinvolti attorno alla discussione dei temi emersi dalle analisi nazionali, ovvero
didattica, diritto allo studio e ricerca:
· esprimendosi sulla modalità di gestione dei fondi;
·
promuovendo la costituzione di un’università libera, democratica, pubblica e statale, sganciata da baronie e nepotismi;
· garantendo il diritto allo studio in termini di spazi e servizi
· proponendo una rivalutazione e razionalizzazione delle università sul territorio.

L’Onda nasce per sintetizzare, e non per disperdere, le diverse espressioni di criticità presenti all'interno della realtà universitaria; intende pertanto seguire un procedimento induttivo di organizzazione del dissenso che gli consenta di mantenere vivo e in espansione il proprio potenziale critico, sfuggendo sia a strumentali categorizzazioni astratte sia a un potere che cerca di classificare per reprimere.